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CENNI STORICI
 Trattoda San Leucio del Sannio FRAMMENTI DI STORIA - di Pietro Zerella. 
 Leprime tracce certe del paese hanno origine dal V secolo a.C. come si evincedalle tombe e dai reperti trovati nella zona Piano Alfieri, nei pressi delfiume Sarretella , qualche metro lontano dalla via Appia: in seguito con lacaduta dell'impero romano (476) e la calata dei barbari, gli abitanti sirifugiarono più a monte, nei fitti boschi, fino ad arrivare alla sommità della "Collina". Con l'arrivo dei Longobardi, (570-575) e lacreazione del Ducato di Benevento, fu enorme l'influenza del nuovo popolo congli abitanti della "Collina", lo dimostrano i cognomi: Zollo, Lombardo... e i nomi, Armando,Ermelinda... e la toponomastica, contrada Zolli e Pietrizollo. Il nome delpaese risale all'anno mille e si riferisce alla chiesa "nel luogo dettoCollina". Si fa menzione per la prima volta  in un atto del 1085 del chierico e notaioGiovanni di Benevento. Nel 1158, prende il nome di "Sancti Leucii deCollina". In seguito anno 1298, si chiama "Casale deiCollinari", poi "San Leucio" e nel 1929 assume il nomedefinitivo di San Leucio del Sannio per non confonderlo con quello in provinciadi Caserta.SanLeucio, dopo la caduta dei Longobardi per circa 800 anni (1077/1860) ha fattoparte del Ducato Pontificio di Benevento, enclave nel Regno delle due Sicilie,Fino All'Unità  d'Italia. Il Paese è suddiviso in più frazioni: Amicoli, Ariarella, Cavuoti, Ciardielli,Confini, Feleppi, Casale Maccabei, Valle, Verdini, Zolli, e le località Merici, Piano Alfieri, Rizzi, Santa Maria, Tuoppo, Vardaro. La frazione CasaleMaccabei ha una sua storia particolare. In passato era detta "deiMonaci". Era un feudo contiguo a San Leucio, sorto su terreni della Badiadi San Modesto (Benevento) cui appartenne fino all'abolizione del feudalesimo(Napoleone). La denominazione sarebbe da attribuire all'esistenza nella zona diuna chiesa dedicata ai sette fratelli Maccabei, citata negli        atti del 1267. Nel 1576 un attonotarile, stipulato tra il monastero e i residenti della zona, sanciva lanascita del piccolo centro. I contadini residenti si impegnarono a costruirenell'arco di dieci anni una chiesa da intitolare a San Giovanni Battista. Nelterritorio di San Leucio del Sannio, si trovano edifici storico-artistico, inparticolare di natura religiosa. La Chiesa madre è  la più importante del Paese, ha uno stileromanico a tre navate col titolo di "Arcipretura di San LeucioVescovo". L'antica chiesa fu costruita intorno al primo millennio, "nelluogo detto Collina", dedicata a San Nazzaro. Di questa si fa menzione perla prima volta in un atto del 1085. Nel 1158 la Chiesa è sotto il nome di"Chiesa Sancti Leucii de Collina". Nel 1698 la chiesa fu ricostruitadalle fondamenta dopo il devastante terremoto del 5 giugno 1688 che ladanneggia gravemente. Alla contrada Cavuoti vi è  la bellissima chiesa dedicata a MariaSantissima della Misericordia costruita nel 1871 per volere del frate GiuseppeIannace. Alla contrada Casale Maccabei, a due chilometri da Benevento, vicinoal fiume Sabato, la Chiesa dedicata a San Giovanni Battista fu costruitaintorno al 1576 e consacrata dall'arcivescovo Orsini alla fine del '600.Palazzo Zamparelli, sito alla frazione Verdini, poco distante dal Municipio, fucostruito nel 1761 da Achille Bartolomeo Zamparelli, giurista e insigne notaio,consigliere di Carlo III di Borbone, re di Napoli. La nobile famigliaZamparelli ospitò diverse Autorità  civili e religiose dell'epoca: ilQuisisanna (medico) di Benevento; Stefano Borgia, Cardinale ed erudito,Governatore  di Benevento e poi di Roma,che proprio in San Leucio scrisse buona parte delle "Memorie Istorichedella Pontificia città  di Benevento"; Luis De Beer, Governatore delPrincipato di Benevento per conto del principe francese Talleyrand (1806);Gioacchino Pecci, Delegato apostolico di Benevento dal 1833 al 1840, elettopapa con il nome di Leone XIII. Dopo qualche mese dal suo arrivo a Benevento,il  nuovo vescovo si ammalò gravemente ea San Leucio venne a trascorrere la sua convalescenza. Domenico Carafa, ultimoArcivescovo di Benevento, quando la città  era dominio pontificio.. Nellarivoluzione del 1848, l'alto Prelato trovò asilo in San Leucio, presso lafamiglia Zamparelli. Di questo paese scriveva Stefano Borgia nel 1764:"... richiedeva da noi speciale menzione questo luogo, ed il Santo che glida  nome, lustro e decoro, per essere il principale del dominiobeneventano e per averlo scelto per nostra dimora nei tempi estivi edautunnali, trattivi dalla salubrità  dell'aria, e dall'amenità  delsito, a cui  più che a qualunque altro diquesto Pontificio Stato ben si convengono quei versi di Orazio: "hai maiconosciuto un luogo migliore? Dove trovi un inverno più mite? Dove una brezzapiù piacevole che mitighi l'arsura rabbiosa della canicola e     l'urto del solleone, una volta cheindifferente hai ricevuto (addosso) il sole torrido?" Un altro palazzoimportante è quello degli Zamparelli (questore Paolo Zamparelli) appartenentiad un'altra casata, poco distante da quello più illustre di via Verdini. 
 IPRIMI FUOCHITrattoda LA COLLINA DELLE QUERCE - San  Leuciodel Sannio  tra cronaca e storia - diCarmine Porcaro. 
 Agosto1085: per  atto di  Giovanni, chierico  e notaio  di Benevento, sottoscritto  daAudealdo,  pure notaio, tali GiovanniAlfiero e sua moglie donano alla chiesa di San Nazzaro, costruita nel luogodetto  "Collina", una vigna,sita nel medesimo luogo. Dicembre 1085: i fratelli Urso, Madelfrido e Burrellosirivolgono a un magistrato per la soluzione   di una lite che essi avevano con un certoGiovanni, figlio di Bernardo, lite riguardante una terra    nel luogo detto "Collina", (Ubicaprulanu dicitur et ubi campo nepotaru nominatur) (1), in cui erano statiscavati dei fossati, rotte le siepi e tagliati degli alberi. Agosto 1171:peratto del notaio Giacomo di Benevento, giudice Persico, il presbitero Guglielmo, figlio di Adeodato de Ceppaloni, cede ad Alfredo Scorso una terra "vacua(2), sita fuori la citta di Benevento,nel luogo detto "Collina"presso la chiesa di San Leucio, e riceve in cambio due comprensori di case,siti dentro le mura della città  nuova di Benevento. Il luogo detto"Collina" è il genitore più antico che si conosca del graziosopaesello che oggi si chiama San Leucio del Sannio. La consultazione dei"Registri delle Pergamene", gli antichi e preziosi documenticonservati dai benedettini di Montevergine ci consente di affermare, con unabuona sicurezza, che la nascita del paese può essere collocata intorno all'annoMille. E d'altra  parte il viaggio aritroso nel tempo, compiuto attraverso l'esame scrupoloso delle costantidemografiche locali ci aveva portato più o meno allo stesso periodo. Dellachiesa locale troviamo notizia in una pergamena del 1158 che fa parteugualmente del patrimonio  diMontevergine, vi si parla di "Eccelsia Sancti Leuch de Collinis" Lastessa denominazione compare in una bolla del 1343 dell'Arcivescovo Arnaldo diBrusucco.Inun tomo della Biblioteca Virginiana, il 392, a pagina 70 è contenuta una cartadel 1298: vi si afferma che il luogo (si dicesse "Casale deiCollinari". Non è stato però possibile determinare con precisione la data che coincide con il"battesimo" del paese e l'imposizione del nome di San Leucio.L'identificazione del paese col nome del santo vescovo di Brindisi non eliminadel tutto il ricordo collinare: fino al 1640 (non il secolo XIV come affermacon affrettata sicurezza il Meomartini) ritroviamo sistematicamente San Leuciodel Collinis o de Collina.Dopoquasi tre secoli, siamo al 1928, arriviamo alla dizione definitiva: San Leuciodel Sannio. Ad evitare l'omonimia con San Leucio di Caserta un provvedimentoreale, firmato da Vittorio Emanuele III e controfirmato da Mussolini, inaccoglimento di un istanza del podestà  Filippo Zamparelli, mette le cosedefinitivamente a posto.Abbiamodetto di una nascita riconducibile all'anno Mille. Un fatto probabilmentecasuale, forse il frutto di una donazione (erano frequenti, lo abbiamo vistoall'inizio); poi l'attestarsi dei primi nuclei, i primi incroci.Abbiamovolutamente messo da parte ipotesi non controllabili con un certo rigore,ritenendole di scarsa credibilità  e valore. E' per questa ragione chedobbiamo arrivare al 1600 per poter iniziare discorsi scientificamente validied incontestabili.IlCasale de Collinis, nel 1606, ha una popolazione di 729 anime (abitanti)concentrate in 175 "fuochi" (sono i nuclei familiari). Apriamo unbrevissimo inciso che l'imposta "focatica", antenata dell'attualeimposta di famiglia discende , etimologicamente, proprio da "focus",(focolare, famiglia). La media di abitanti per famiglia risulta di 4,15.D'interessantesfogliando nei cognomi locali, troviamo un Bartolomeo Foleppa alias Zollo (unsoprannome, questo Zollo cognome più diffuso nella della zona?) più qualchealtro del tutto estinto come Moscetta e Cane.Iprimi cognomi o fuoche di San Leucio sono dieci, più un undicesimo di modestaconsistenza. Eccoli:LiZolli, li Varricchi, li Fumi, li Feleppi, li Verdini, li Cavuoti, li Pacchiani,li Ciardielli, li Rizzi, li Amiceli; l'undicesimo è costituito da li Giulli. Esi denominavano così  le frazioni e lecontrade i cui nomi sono arrivati ai nostri giorni fatta eccezione per liVarricchi poi diventata Valle, e li Fumi oggi conosciuta come Confini. E'interessante notare che la denominazione "li Fumi" si riferiva, oltreche alla zona chiamata attualmente Confini anche alla contrada Pizzi russiappartenete al vicino comune di Ceppaloni. Pizzi Russi nasce, cometoponomastica attuale, da un Nicola fumo detto "Pizzirusso" abitantedel posto; un posto che, tra l'altro, costituiva il varco di confine tra lostato Pontificio (San Leucio) ed il Regno delle Due Sicilie (Ceppaloni) e cometale la sede di Ufficio doganale.Questainformazione è storicamente inconfutabile ed è stata accertata attraverso un"liber mortuorum" consultato nella chiesa dell'Annunziata aCeppaloni. Sono fra l'altro registrate, in questo libro, le morti di dueguardie doganali in servizio al posto di Pizzi Russi. La denominazione  di "Confini" nasce dunque propriodal fatto che qui era la linea di demarcazione.Leipotesi sull'origine di San Leucio lasciano, naturalmente, qualche ragionevoledubbio: La donazione rimane la supposizione più attendibile, anche se intorno aessa manca una prova certa. Ma i tempi erano quelli che erano e San Leuciogravitava pur sempre nell'orbita di Benevento, che a quell'epoca era un centrodi grosso interesse e di notevole peso: una specie di ombra che ha impeditol'uscita allo scoperto del piccolo nucleo in formazione. Non ci sentiamo diavallare una convinzione piuttosto diffusa secondo la quale l'antica San Leuciosarebbe da identificarsi con Montecalvo, la collina più prossima a Benevento.In tutte le carte che abbiamo consultato l'accostamento non è mai venuto fuori,nella maniera più assoluta.All'assettoattuale San Leucio ci è arrivata nel 1860, al tempo dell'Unità  d'Italia.E' anche il tempo dell'aggregazione della frazione Casale de' Maccabei, postagiù nella Valle del Sabato, a qualche chilometro dal capoluogo. Ma "LiMaccabei" affonda le proprie radici piuttosto lontano, addirittura nellaplurimillenaria storia dell'antica Maleventum, per averne fatto parte quasiintegrante. la storia della frazione, oggi fortemente spopolata, si identificacon il nome dei presunti possessori, i nobili beneventani Maccabeo, di cui oggisi è persa ogni presenza.Geologicamenteparlando, San Leucio si colloca nel pliocene medio-superiore (dunque un'etàgrosso modo, di una sessantina di milioni di anni), su arenarie (numerosi iritrovamenti di fossili, in particolare conchiglie): per conseguenza, una terrasommersa da acque salate, poi venuta fuori alla vigilia del quaternario che èl'era geologica che tuttora stiamo vivendo.Ritrovamentiarcheologici di un certo interesse sono avvenuti nella zona conosciuta come"Pianalfieri" (5): si parla di colonne in pietra e marmo di età romana. Non risulta però che, di questo materiale, vi siano oggi delle tracce.Repertidi epoca più recente sono tuttavia venuti fuori in varie località . Tombee ruderi, resti dell'antico tratture che collegava la Puglia al tirreno sonostati osservati alla contrada San Marcelle. L'attuale strada provinciale Benevento-Ciardelli (Avellino)seguiva un tracciato diverso,   amonte.  Antichissima è certamente  tutta la zona di Rotula, giù  nella Valle del Sabato: sta praticamente alconfine di San Leucio con Ceppaloni. Da queste parti nasce, tra l'altro lastoria affascinate del noce e delle streghe in sarabanda, qui si scontraronopapalini e borbonici spesso ai ferri corti per affari di possesso e di ducati,quaggiù scorre l'antico  Sabato, quisopravvivono storie affascinati di bagni estivi di tipo economico, e diuccisioni ed occultamenti: le raccontano ancora in molti.Lestreghe invece, non volano ormai più anche se di erica ce n'e' ancora. Ora lescope non servono al volo delle vecchie terribili: al massimo vanno bene perramazzare. 
(1)Che viene detto Caprolano e che è denominata Campo Nepotaro. 
(2)Potrebbe tradursi "sfitta" oppure incolta. 
(3)Fra' Arnaldo da Brusacco: nobile francese dell'Ordine dei Minori, abate delmonastero di      Santa Sofia, fu elettoXXIII arcivescovo nel 1333 e morì  il 22gennaio 1344
(4)L'affermazione è rigorosa. Nei registri parrocchiali (stati delle anime,librodei morti, delle nascite e dei cresimati) la dizione è sempre questa. 
(5)I signori Alfieri di Benevento avevano vasti possessi in queste zone: oltre lalocalità  citata, abbiamo una Torre alfieri in direzione di Benevento, eduna masseria Alfieri in tenimento di Beltiglio di Ceppaloni. Gli alfieriavevano anche dei terreni nei pressi della chiesa.